Igiene negli anni ’50: dubbi e riflessioni

di Redazione Commenta

“Un uomo sposa una donna perché la ama, quindi, invece di incolpare lui nel caso in cui l’amore inizi a raffreddarsi, sarebbe meglio che sia la donna stessa a mettersi in discussione”. Così recitava una pubblicità degli anni ‘50 di Lysol, un gel igienizzante dedicato all’igiene personale, un vero killer dei germi che, oltre a garantire un’igiene intima a prova di ispezione matrimoniale, prometteva anche di ritrovare la passione perduta. A rileggere oggi il messaggio promozionale quando, per gli stessi obiettivi, si consigliano completini sexy e olii per massaggi densi di fumi afrodisiaci, non è difficile nascondere un po’ di perplessità.

Che l’igiene sia un gesto dovuto verso se stessi e verso gli altri è ormai un dato comprovato; ma che la cura del corpo maschile non sia stata neanche presa in considerazione nella suddetta pubblicità fa sicuramente riflettere e, forse, fa addirittura sorgere il dubbio che il testo in questione (in cui si percepiscono vaghe ma comunque abbastanza chiare tracce di maschilismo) sia stato redatto da un uomo.

La perplessità però non si scioglie in una qualche semplicistica ipotesi maschilista. Nella pubblicità vedete qui a fianco, noterete che il prodotto, che dall’aspetto suggerisce essere un farmaco a tutti gli effetti, consiglia alle donne degli anni ’50, le meravigliose massaie tutte pois e fiocchi colorati, di entrare in doccia con il prodotto in questione e massaggiare generosamente la pelle per disinfettare e uccidere ogni germe possibile; pena, quella di essere sbattuta fuori dalla propria abitazione (notate i lucchetti appesi alla porta attorno ai quali, quasi come scuri sulla testa del colpevole, aleggiano termini come “dubbio”, “inibizione” e, soprattutto, “ignoranza”).

Chiarita la sfumatura maschilista e l’uso del prodotto rimane solo una domanda che ancora non trova risposta: ma davvero era necessario l’uso di un disinfettante per il bagno giornaliero delle donne dei mitici Fifties?!

[Photo Credits mutiboko]

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