La pubblicità è l’anima del commercio. Lo disse Henry Ford, fondatore dell’omonima casa automobilistica, più di 70 anni fa e a quanto pare le cose non sono affatto cambiate. La pubblicità non solo ci mette a conoscenza di un prodotto, ma improvvisamente crea in noi un bisogno, il bisogno irrefrenabile di possedere quell’oggetto, e spesso cediamo. Se poi entriamo nello specifico del settore della cosmesi, la pubblicità fa leva sull’innata vanità femminile, sul desiderio di apparire più belle, desiderabili, è il nostro punto debole si sa.
Poi ci sono le mode. Un anno va di moda lo smalto azzurro, un altro realizziamo di non poter vivere senza un illuminante, un altro ancora ci conviciamo che senza quel blush in crema il nostro viso non assumerà mai la luminosità che desideriamo. Per non parlare delle edizioni limitate che sembrano dirci: ora o mai più. E noi il mai più non lo prendiamo quasi mai in cosiderazione. Qual’è il risultato? Spesso, dopo l’euforia del momento e dopo una marea di prodotti accumulati, qualcuno viene dimenticato, qualcun’altro non ci piace già più e altri ancora ci piacciono talmente tanto e li riteniamo così preziosi da riservarli alle cosiddette occasioni speciali che alla fine non arrivano mai.
Un make up non è realizzabile solo attraverso l’utilizzo di prodotti, di tanti prodotti, ma anche attraverso il saper diversirsi e giocare con le texure e i diversi finish per sperimentarne l’estrema versatilità, tanto grande quanto può esserlo la nostra fantasia permettendoci spesso di scoprire che quell’effetto che tanto desideravamo possiamo ottenerlo con qualcosa che in realtà già abbiamo. Parliamo quindi oggi degli usi alternativi dei più comuni prodotti di make up.

Finalmente anche la
